Adolescenza: aggressività e rabbia, timidezza e insicurezza

Psicoterapia

In questi quattro termini è racchiuso gran parte del vissuto di ogni adolescente, che vive internamente con grande enfasi, sofferenza e impotenza. Vediamo insieme da dove originano e cosa può fare l’adulto di riferimento per aiutare l'adolescente

Adolescenza: aggressività e rabbia

La rabbia è un'emozione di base la cui funzione è quella di difesa per sopravvivere di fronte a pericoli che in passato erano più fisici, e oggi sono più emotivi. Nel momento in cui l'adolescente sente di aver subito un torto, di essere svalutato, non riconosciuto nei propri diritti, non ascoltato nei modi giusti e alla giusta distanza, per sopravvivere si difende mettendo in campo la rabbia. L'adolescente è fisiologicamente "contro", determinato, testardo nel voler imporre il proprio pensiero, nel voler far sentire la sua voce, urlata, rispetto alle decisioni che lo riguardano, al fine di poter affermare il suo sé nascente.

Nei lavori in corso per la costruzione della propria identità è molto spesso presente il "cantiere della rabbia". I figli per poter diventare grandi si devono separare dai propri genitori e per farlo è necessario porli al giudizio del Tribunale. I genitori sono così giudicati e in qualche modo condannati anche e soprattutto per aver mostrato al figlio bambino un mondo fatato che il figlio adolescente ora scopre essere un'invenzione di mamma e papà, perché nella realtà questo mondo non esiste.  

Naturalmente i genitori per amore proteggono i figli nella fanciullezza e spesso si nasconde loro il dolore, non si parla ad esempio di malattie importanti di familiari, o si evita di raccontare la verità, ad esempio rispetto alla separazione dei genitori e non di rado i figli si trovano catapultati dalla famiglia del Mulino Bianco alla capanna in mezzo al fango, ed è come se davvero fosse crollato loro il mondo addosso che ha distrutto la propria casa felice e la propria serenità. Gli adolescenti si ritrovano spesso a dover fare i conti con il dolore, la morte e le verità venute a galla, quasi in contemporanea: un peso non sopportabile per come sono stati abituati, liberi da fardelli in un sogno fatato senza frustrazioni.

Per i genitori non è di certo facile la vita in questo periodo, poiché si ritrovano, spesso improvvisamente, in casa non più un bambino docile ma un ragazzo che ha imbracciato le armi su un campo di battaglia e che dichiara guerra a chi fino a poco tempo prima era il re e la regina del regno nel mondo fatato. Nell'adolescente la rabbia ha molto a che fare con il lutto della propria fanciullezza e con l'ingresso nel burrascoso mondo dei grandi.

Cosa può fare un genitore?

I genitori, o le figure di riferimento, dell'adolescente molto arrabbiato non dovrebbero né mettere a tacere la rabbia del figlio con punizioni, né incassarla senza dare un rimando. In questi casi è importante provare a comprenderla e cercare di dare un senso a questa rabbia restituendola 'ripulita' al figlio perché possa gestirla e renderla meno distruttiva dentro di sé. I genitori sono l'esempio per i figli, i quali fin da bambini osservano quotidianamente e apprendono molto da essi. Nei momenti di rabbia, sia nei loro confronti sia in altri contesti, dobbiamo gestire questa forte emozione, evitando di esplodere come fanno i figli arrabbiati, sforzandoci di mostrar loro un'altra modalità più riflessiva.

Dopo aver fatto uno, o meglio tanti respiri profondi, e quindi prendendo tempo, è necessario cercare di comprenderla. Un buon modo è quello di mettersi a tavolino per discutere di questa grande rabbia, scegliendo un momento in cui il suo livello è sceso, insomma, come mi piace dire, in tempi di pace. Sedersi a tavolino per concedere al figlio uno spazio in cui possa avere diritto di parola, mentre i genitori si mettono all'ascolto con un reale desiderio di comprensione e di aiuto verso il figlio. In questa riunione sarà anche necessario sottolineare le regole, poche ma inderogabili. La questione del limite sulla via dell'adolescente è di fondamentale importanza, poiché i ragazzi hanno bisogno di paletti, cartelli di divieto, stop o dare precedenza, per poter avere chiaro quando è necessario rallentare o fermarsi, perché oltre non è possibile andare.

Rispettare la privacy dell'adolescente

Un altro fondamentale aspetto da tenere a mente e che può essere messo in campo è il rispetto della privacy dei figli adolescenti, degli spazi in cui possano sentirsi ed essere liberi di crescere sperimentando azioni e soprattutto pensieri. In questo spazio la rabbia può ridimensionarsi. Mentre è in corso quella guerriglia di cui accennavo sopra, è necessario, seppur non semplice da attuare, mettere da parte l'orgoglio e il pensiero della "fatica fatta finora per crescerlo ed educarlo, buttata al vento". Perché non è così: per ora il manuale di istruzioni per vivere, appreso diligentemente nell'infanzia, è messo (anche un po' provocatoriamente) nel cassetto chiuso a chiave, ma presto tornerà ad essere la guida necessaria per approdare all'età adulta.

Infine un aspetto fondamentale che mi insegnano i tanti adolescenti che incontro in studio e a scuola: la rabbia ha molto a che fare con il tenere tutto dentro per troppo tempo. Questa modalità del mettere sempre dentro porta lentamente a sintomi importanti come:

  • crisi di pianto 'a caso'

  • ansia eccessiva, debilitante e bloccante

  • attacchi di panico

Come una pentola a pressione, nel momento in cui il limite di massima capienza è superato, esplode violentemente distruggendo tutto dentro di sé e fuori da sé. Per sopravvivere in una situazione simile di altissima tensione vengono messe in atto anche difese come l'autolesionismo, che serve a mettere il silenziatore alle bombe che rimbombano all'infinito dentro di sé.

Quello che possono fare i genitori è cercare di mettersi all'ascolto dei propri figli, provando a posizionarsi al loro fianco. Se la situazione non migliora è possibile far riflettere il figlio sulla possibilità di farsi aiutare da uno psicoterapeuta dell'adolescente. Succede sempre dentro la stanza terapeutica, in studio e a scuola, che i ragazzi e le ragazze che incontro si raccontino generosamente e senza filtri perché sentono che si possono fidare e che sono una figura esterna alla famiglia, sconosciuta, a cui è possibile raccontare i disagi interni che vivono per poterli comprendere e superare.

Adolescenza: timidezza e insicurezza

La timidezza è un atteggiamento mentale, emotivo e comportamentale rinunciatario poiché ci si sente incapaci di rispondere in modo adeguato alle situazioni sociali. A questo stato si associano precise reazioni fisiologiche come l'accelerazione del battito cardiaco, le palpitazioni, il respiro affannoso, sudorazione e rossore al volto. Le emozioni che si vivono sono quelle della vergogna, ansia, paura, imbarazzo e tristezza. I comportamenti sono caratterizzati da impaccio, silenzio, evitamento delle situazioni sociali, sorridere nervosamente, evitare il contatto visivo con l'interlocutore.

I nostri ragazzi, figli di una società competitiva e volta alla performance, presentano una profonda fragilità narcisista mentre vi sono i lavori in corso per la costruzione della propria identità. Sul palcoscenico della vita vivono una grande insicurezza e timidezza di fronte agli spettatori presenti in sala: compagni di classe, professori, genitori... La mente e il corpo sono bersagliati a volte dai propri stessi occhi insoddisfatti, dalle prese in giro dei coetanei, dalle critiche degli insegnati e dei genitori: giudizi severi che pesano molto e mettono in crisi. Così la timidezza diventa lo scudo protettivo per difendersi dal mondo esterno, dal grande timore dei pensieri giudicanti e negativi degli altri su di sé. La timidezza è parte del modo di pensare e di affrontare gli eventi della vita; è appresa anche dai propri genitori e dalle figure di riferimento che si sono incontrate lungo il cammino. La timidezza si può superare

L'insicurezza fa fisiologicamente parte dell'adolescenza. I ragazzi sono alla ricerca di una propria identità. Tutto in adolescenza è provvisorio, non ancora strutturato, per cui il dubbio se stiano facendo giusto o sbagliato, se si è normali o mattarelli è all'ordine del giorno, è un pensiero presente nella loro mente. Molto importante è non costringere i propri figli insicuri e timidi a uscire, a frequentare amici o compagni di classe, ma è necessario rispettare la loro personalità e seguirli nelle loro passioni perché questo accrescerà la loro autostima.  Importante è anche non sminuire i vissuti attraverso una pacca sulla spalla e frasi quali "dai su, c'è di peggio nella vita" o "cosa vuoi che sia", ma provare a mettersi nei loro panni, magari ritornando alla propria adolescenza.

Non sovraccaricare i figli adolescenti con indicazioni su come dovrebbero essere o sui risultati che devono ottenere, evitando di caricarli di aspettative. Queste ultime spesso nascondono il grande desiderio che i figli arrivino a quel traguardo che mamma e papà non sono riusciti a raggiungere: succede non di rado che i genitori consiglino quel percorso di studi o quello sport particolare che ha più a che fare con un desiderio del genitore. Rinforzare le risorse del figlio e i suoi punti di forza, piuttosto che sottolineare troppo i suoi aspetti negativi. Anche l'iperprotezione può ostacolare il proprio figlio nello spiccare il volo: per il suo bene, per proteggerlo, spesso i genitori si ritrovano lì al suo fianco pronti a evitare in ogni modo che cada a terra e si faccia male. Ma è proprio cadendo, come anche noi abbiamo fatto da piccoli per imparare a camminare, che si inizia a muovere i primi passi fuori dal mondo e si acquisisce una sempre maggiore sicurezza. Nel momento in cui il figlio timido e insicuro non è motivato a un percorso terapeutico e il genitore non sa come fare può essere utile un sostegno genitoriale che ha spesso un effetto indiretto benefico anche sul figlio adolescente.

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