La dipendenza affettiva

Psicologia

Esaminiamo la polarità dipendenza - autonomia in riferimento alla teoria eriksoniana e a recenti ricerche sull'argomento

La vita psichica è caratterizzata da polarità in tensione reciproca. Per affrontare la questione della dipendenza affettiva dobbiamo quindi chiamare in causa fin da subito il polo opposto, l'autonomia. Dobbiamo, inoltre, partire da una premessa importante: la dipendenza affettiva è una condizione normale della vita degli esseri umani, mammiferi intrinsecamente sociali.

 

Quando, dunque, questa condizione normale si fa problema?

Si fa problema se è eccessiva, se è a senso unico, se compromette l'altro polo necessario a uno sviluppo armonioso della personalità, l'autonomia. Secondo lo psicologo e psicoanalista tedesco Erick Erikson lo sviluppo dell'Io (Life Span Developmentale Psychology, "Psicologia del ciclo di vita", teoria elaborata nel trentennio 1950-1980) avviene attraversando degli stadi durante i quali, nel proprio contesto psicosociale, vengono affrontati dei problemi fondamentali, la cui risoluzione in termini di identità consente di affrontare le sfide poste dallo stadio successivo.

Secondo questo approccio l'autonomia comincia a essere conquistata a partire dal secondo anno di vita, dopo la dipendenza assoluta vigente nella primissima infanzia, quando comincia in famiglia l'addestramento al controllo sfinterico. I fallimenti di questa fase implicano l'insorgere di vissuti di vergogna e dubbio. Vere e proprie iniziative sono sperimentate nella fase successiva; qui, laddove un'educazione rigida reprima in eccesso la spinta all'esplorazione e le curiosità attivate dal gioco, possono insorgere profondi vissuti di colpa.

In termini stadiali sembrerebbe dunque che il cammino umano vada inteso come un percorso dalla dipendenza a una sempre maggiore autonomia, dove il massimo dell'autonomia coincide col massimo dell'appagamento e della produttività in età matura, fino alla regressione psicofisica e il ritorno a una condizione dipendente in età senile. Le conseguenze della mancata conquista di autonomia e spirito di iniziativa sono nella concezione eriksoniana vergogna e colpa. Ergono allora degli elementi a cui fare attenzione perché sono tutti temi che concernono il mondo del valori condivisi che connotano una cultura.

Bisogna cioè schivare l'assunzione implicita di una visione del mondo che enfatizzi autonomia e iniziativa e in cui il self-made man rappresenti il prototipo dell'essere umano compiuto, una sorta di egotista di successo,  mentre  forme di vita intrinsecamente dipendenti, come nel caso di importanti disabilità, siamo considerate vite vissute sotto l'egida di un dio minore.

La dipendenza va pensata nel quadro della più generale interdipendenza reciproca e necessaria degli essere umani e mai demonizzata, come se si trattasse di un minus emotivo o caratteriale. Ciò detto, la dipendenza affettiva, con la conseguente mancata conquista dell'autonomia fondata su una sana autostima e valorizzazione di sé e delle proprie potenzialità, possono effettivamente farsi patologia in differenti modi, fino a diventare una vera e propria condizione patologica: il disturbo dipendente di personalità, attestato del DSM-V, disturbo caratterizzato da un cronico e pervasivo bisogno di accudimento, insicurezza, bassa autostima, adozione di comportamenti sottomessi. Tale condizione esita nella cosiddetta Love Addiction, che secondo alcuni autori (Reynaud, Karila, Blecha e Benyamina) costituisce un analogo della dipendenza da sostanze e si caratterizza come un modello disadattivo della relazione d'amore che porta a: 

  • angoscia abbandonica di rilevanza clinica;

  • emersione di un bisogno compulsivo dell'altro (come l'astinenza da sostanze);

  • tempo eccessivo speso nella relazione (anche solo tempo speso a pensare alla relazione);

  • riduzione di attività sociali in proprio;

  • sforzi infruttuosi di ridurre l'importanza della relazione;

  • dolorosità della relazione.

Questi e altri autori chiariscono bene la siderale distanza tra l'esaltazione della fase dell'innamoramento (love passion) dove l'attaccamento "esaltato" (con attenzione focalizzata sull'oggetto d'amore, sensazioni di euforia, risposte del sistema nervoso simpatico come sudorazione e tachicardia, forte desiderio sessuale, possessività sessuale, gesti affiliativi, intensa motivazione per ottenere e mantenere il legame) è funzionale alla ridefinizione delle priorità e del progetto di vita (in relazione all'ingresso di una nuova persona) e costituisce parte naturale dell'imperativo biologico alla riproduzione, dalla costituzione di un sistema relazionale stabilmente disfunzionale, dove invece la presenza del partner porta all'offuscamento dei propri progetti personali, alla riduzione progressiva dello spazio vitale (soprattutto in termini di altre relazioni significative), paura dell'abbandono, estrema compiacenza fino al sacrificio di parti importanti della propria personalità e dei propri valori.

In tutti questi casi in psicoterapia un forte sostegno all'autostima e a operazioni di recupero della capacità di sperimentare iniziativa e personale sono le premesse necessarie per poter operare cambiamenti anche a livelli più profondi.

Esperienze di vergogna, umiliazioni sperimentate all'interno di queste relazioni disfunzionali possono rendere più difficile il recupero dell'autonomia necessario per riprogettarsi altrove, creando un circolo vizioso che prolunga indefinitamente rapporti personali fortemente compromessi. In questi termini la dipendenza affettiva in senso francamente psicopatologico si dà come controparte di una relazione, a suo modo, in qualche modo, abusante, dove modelli interiorizzati fin dall'infanzia fanno sì che si accetti di incarnare il polo svalutato di una diade dove - a prescindere da ogni perché - vige una sostanziale indisponibilità dell'altro alla reciproca accettazione e rispetto.

Altra questione è quella della complessità della vita di relazione dove la dimensione erotica gioca un ruolo parallelo ma indipendente dalla dimensione squisitamente sentimentale, e anche quest'ultima vive su differenti piani, in quanto l'attribuzione di valore all'oggetto di investimento coinvolge  quantomeno il livello morale (buono - cattivo), estetico (bello - brutto), emozionale (amore - odio), istintuale (attrazione - repulsione),  guidando le scelte a lungo termine.

Se la dipendenza affettiva è garanzia di disagio, la maturità affettiva è senza garanzie.

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