La corretta alimentazione del paziente oncologico

Medicina di Base

Un'errata alimentazione nel paziente affetto da cancro può compromettere ulteriormente il suo stato di salute. La malnutrizione diventa così una "malattia nella malattia" che se non diagnosticata e corretta in tempo può minare l'esito delle terapia

Corretta alimentazione: ancora più importante quando ci si ammala

L’alimentazione è importante per mantenere il proprio stato di salute e diventa ancora più importante quando ci si ammalaInfatti, una buona condizione nutrizionale aiuta a tollerare meglio i trattamenti cui bisogna sottoporsi a causa della malattia stessa. E’ utile ricordare che la difficoltà ad alimentarsi può essere legata a molti fattori che, spesso, sono concomitanti e, quindi rendono ancora più complesso il problema. Infatti i pazienti affetti da tumore hanno un senso di nausea persistente e, soprattutto, un’avversione alla carne. La malattia stessa determina, a volte, una riduzione importante del peso anche se l’alimentazione resta invariata.

Il tumore influenza lo stato nutrizionale con diminuzione del peso corporeo nel 30-80% dei casi, calo che, in genere è severo (superiore al 10%), precoce (nei 6 mesi precedenti la diagnosi) e legato, per frequenza e gravità con lo stato di malattia.

I tumori più spesso associati a calo ponderale severo sono il pancreatico e il gastricoIl calo ponderale e la malnutrizione sono la conseguenza di una riduzione dell’introduzione alimentare in presenza di sintomi quali anoressia, nausea, vomito, disfagia, odinofagia, disgeusia (alterazione del gusto), precoce ripienezza gastrica, legati sia alla sede della neoplasia, sia alle terapie specifiche o alla terapia antalgica cioè quella terapia che serve a lenire il dolore.

Fattori psicologici quali ansia e depressione, possono altresì incidere negativamente sull’assunzione del cibo. Nella maggior parte dei pazienti oncologici, inoltre, si verifica una reazione infiammatoria indotta da sostanze chiamate citochine, in risposta alla neoplasia stessa con cachessia neoplasticaEssa è caratterizzata da una diminuzione dell’appetito, perdita di peso, alterazioni metaboliche e stato infiammatorio (infatti, il più delle volte anche se non sempre, vi è un notevole aumento della VES e della PCR). Le alterazioni metaboliche includono resistenza all’insulina, aumento della lipolisi (scissione dei grassi) ed elevata ossidazione dei grassi stessi con perdita di massa magra; aumentato consumo proteico con perdita di massa muscolare, aumentata produzione di proteine della fase acuta. L’attività infiammatoria facilita la progressione tumorale, impedisce il recupero di massa cellulare durante il supporto nutrizionale e si associa ad una diminuzione della qualità di vita.

Corretta alimentazione: scongiurare la malnutrizione nel paziente oncologico

Il paziente oncologico deve essere considerato sempre a rischio di malnutrizione e deve essere seguito ed, eventualmente, supportato dal punto di vista nutrizionale fin dall’inizio del suo percorso diagnostico-terapeutico. Le specifiche finalità della terapia nutrizionale nel paziente oncologico sono:

  • prevenire la malnutrizione

  • potenziare gli effetti della terapia antiumorale

  • ridurre gli effetti collaterali della terapia antitumorale

  • migliorare la qualità di vita.

La malnutrizione è, quindi, “una malattia nella malattia“ che provoca un declino dello stato funzionale dell’organismo e condiziona una minor risposta e una minor tolleranza ai trattamenti antitumorali determinando un aumento del rischio di tossicità della chemioterapia e della radioterapia.

Tra le cause di malnutrizione nel paziente neoplastico, ricordiamo:

  • alterazioni anatomiche del tratto gastrointestinale che interferiscono con i meccanismi della nutrizione

  • ridotta introduzione alimentare per varie cause di tipo anatomico, funzionale, farmacologico nonché psicologico

  • effetti collaterali dei trattamenti chirurgici, radioterapici e chemioterapici

  • alterazioni metaboliche e neuroendocrine, causate soprattutto da certi tipi di neoplasie

Secondo le linee guida, il supporto nutrizionale è indicato:

  • nei pazienti con malattia oncologica in atto candidati al trattamento chirurgico, chemioterapico o radioterapico

  • nei pazienti non più colpiti da malattia oncologica, ma affetti da esiti dei trattamenti chirurgici, radioterapici o chemioterapici subiti, tali da limitare l’autonomia nutrizionale

Il piano nutrizionale va adattato ad ogni paziente attraverso una quantificazione dei fabbisogni. In conclusione, possiamo dire che gli obiettivi del supporto nutrizionale sono:

  • conservare la massa magra

  • migliorare lo stato immunitario

  • migliorare la tolleranza ai trattamenti radioterapici e chemioterapici

  • diminuire il rischio di complicanze chirurgiche

  • migliorare lo stato funzionale

  • migliorare la qualità della vita

Nel paziente oncologico, la piramide alimentare, riveste come per tutti, una forma stilizzata di educazione alimentare. Tale piramide è formata da 6 sezioni contenenti vari gruppi di alimenti. Ciascun gruppo dovrebbe essere presente nella nostra dieta in modo proporzionale. Alla base della piramide troviamo gli alimenti che possiamo utilizzare più liberamente, mentre al vertice troviamo quelli che è meglio limitare.

Corretta alimentazione: frequenza e gruppi di alimenti 

Da quanto esposto, gli alimenti possono essere assunti con la seguente frequenza:

  • Carni: 3 – 4 volte/settimana

  • Insaccati: 1 – 2 volte/settimana

  • Pesce: 3 – 4 volte/settimana

  • Uova: 1 volta/settimana

  • Formaggi: 1 – 2 volte settimana

L’intervento nutrizionale può essere di tipo precoce/preventivo quando il paziente viene seguito fin dall’inizio della terapia. E’ rilevante il ruolo della terapia nutrizionale quando il soggetto è stato sottoposto ad interventi chirurgici, usati al fine di curare alcuni tumori.

Molto importanti sono i sette gruppi di alimenti:

  • Carne, pesce, uova: comprende tutti i tipi di carne, selvaggina, carni lavorate, tutti i tipi di pesce, inclusi i crostacei e le uova. Gli alimenti che appartengono a questo gruppo forniscono proteine ad alto valore biologico, ferro ed alcune vitamine del complesso B e altre liposolubili (si sciolgono nei grassi come la A, D, E, K). Per quanto riguarda le uova, devono essere ben cotte. Evitare latticini freschi e formaggi prodotti con latte non pastorizzato onde prevenire il rischio di infezioni

  • Latte e derivati: apportano proteine ad alto valore biologico, vitamine e minerali. Le vitamine principali sono la A e quelle del gruppo B, ma il nutriente più importante è il calcio

  • Cereali, tuberi e derivati: vi appartengono alimenti ricchi di carboidrati complessi come l’amido; i più diffusi sono frumento, riso, mais, miglio, farro, segale, avena, orzo fra i cereali e patate fra i tuberi. Le loro proteine sono di scarso valore biologico, ma si può ovviare al problema consumando i cereali insieme ad altri alimenti

  • Legumi: comprendono i legumi secchi, alimenti ricchi soprattutto di proteine vegetali, di carboidrati, di minerali e di alcune vitamine del gruppo B. I legumi sono ottimi per il loro valore proteico, calorico e per i minerali, in particolare il ferro

  • Oli e grassi da condimento: questo gruppo comprende gli oli, il burro, le margarine, il lardo e lo strutto

  • Ortaggi e frutta: vengono riuniti in un unico gruppo di alimenti. Sono classificati in due gruppi in base al tipo di vitamine che forniscono. Appartengono al gruppo ortaggi quelli che sono ricchi soprattutto di vitamina A e al gruppo frutta quelli ricchi di vitamina C. Scarsi i grassi e le proteine, ma presenti i carboidrati. Per evitare che i sali minerali si disperdano con la cottura, è preferibile consumare frutta ed ortaggi crudi (al limite cottura a vapore per evitare il contatto con l’acqua). Gli alimenti ricchi di vitamina C sono la frutta a carattere acidulo (agrumi) e ortaggi a gemma (cavolfiori e pomodori). Ortaggi e frutta particolarmente ricchi di vitamina A sono quelli dal caratteristico colore giallo-arancio o verde scuro.

Corretta alimentazione: malnutrizione nel paziente oncologico

I fattori che possono portare ad un calo di peso sono:

  • fattore meccanico: si intende un ostacolo che si oppone all’ingestione parziale o totale del cibo e delle bevande. In queste condizioni si parla di disfagia

  • fattore metabolico: la malattia spesso determina uno stato di catabolismo proteico e calorico, cioè una rapida degradazione delle proteine ed un aumentato consumo dell’energia

  • fattori patologici: la malattia può determinare alterata capacità di digerire o di assorbire gli alimenti, nausea e vomito alimentare, diarrea e stipsi e infiammazione del cavo orale

  • fattori farmacologici: le terapia antineoplastiche possono determinare effetti collaterali tra cui nausea, vomito, diarrea, stipsi, infiammazione della mucosa, alterazione del gusto e pertanto condizionano ulteriormente la capacità di alimentarsi

  • fattori psicologici: ansia, paura e depressione

Il BMI (Indice di Massa Corporea), è un indicatore che serve ad inquadrare il soggetto in un’area di peso che può essere normale, sovrappeso, obesità di medio grado o obesità di alto grado.Consideriamo l’incidenza della malnutrizione nel malato di cancro:

  • dal 30% al 90% durante tutta la fase della malattia

  • il 45% dei malati di cancro hanno una perdita di peso del 10% rispetto a prima della malattia

  • il 49% delle persone sottoposte a radioterapia vanno incontro ad una perdita di peso mediamente del 6,4%

La cachessia è uno stato caratterizzato da grave deperimento organico, debolezza fisica e psichica (anoressia) e manifestazioni di astenia generale. L’aspetto della persona cachettica è caratterizzata da:

  • dimagrimento grave, anoressia

  • riduzione delle funzioni fisiche, immunitarie e mentali

  • assenza di tessuto adiposo sottocutaneo, atrofia della muscolatura scheletrica

  • pelle secca ricoperta di squame e iperpigmentata specie agli arti inferiori

  • alterazione della percezione del gusto.

Vediamo ora, le caratteristiche di cachessia e anoressia:

  • diminuzione del muscolo scheletrico (che non si verifica con l’anoressia)

  • l’assunzione crescente di nutrienti non basta a invertire del tutto la perdita

  • la cachessia può verificarsi anche senza anoressia

  • l’introito di cibo potrebbe essere normale per il peso, ma il paziente con cancro diminuisce lo stesso di peso

  • gli integratori non migliorano di molto la massa corporea

Le alterazioni biochimiche-metaboliche sono rappresentate da:

  • aumentato fabbisogno glucidico (zuccheri), proteico e vitaminico

  • impossibilità di introdurre con gli alimenti la quantità sufficiente di energia in conseguenza dell’anoressia, della nausea e del vomito

Esiste anche una malnutrizione iatrogena (da terapie) legata a:

  • radioterapia che si manifesta con mucosite attinica (disfagia) ed enteropatia (disturbi a livello intestinale)

  • chemioterapia che si manifesta con anoressia, nausea, vomito, ridotto assorbimento intestinale

Gli effetti della malnutrizione nei pazienti oncologici sono:

  • minore qualità di vita

  • capacità funzionale ridotta

  • funzione muscolare ridotta

  • aumento del rischio postoperatorio

  • sopravvivenza più breve

  • aumento della tossicità farmacologica

  • riduzione media di un ciclo di chemioterapia

  • minor risposta al trattamento chemioterapia e radioterapia

  • degenza ospedaliera più lunga

Gli interventi nutrizionali comprendono:

  • correzione dell’alimentazione per bocca e dieta personalizzata

  • impiego di integratori

  • nutrizione artificiale enterale e parenterale

  • valutazione successiva dei parametri nutrizionali

Consideriamo la dieta personalizzata che è una scelta alimentare studiata con il coinvolgimento del paziente. Tale scelta può risultare:

  • libera quando il paziente non presenta difficoltà

  • controllata quando sono suggeriti e/o sconsigliati dei cibi a seconda del tipo di patologia oltre a quella oncologica

  • rigorosa quando solo alcuni alimenti possono essere consentiti

  • equilibrata ma leggermente ipocalorica quando si è in sovrappeso

Qualora i pazienti, per ragioni varie, non sono in grado di assumere alimenti solidi e liquidi per bocca si procede a:

  • alimentazione enterale (tramite Sondino naso-gastrico) direttamente nello stomaco o nell’intestino tenue. Può essere temporanea o permanente e, in tal caso, si procede a posizionare una sonda nella parete addominale che raggiunge lo stomaco o l’intestino tenue (PEG). Tale nutrizione viene utilizzata quando la funzione digestiva è normale, ma sono presenti impossibilità all’alimentazione per via orale o alterazioni funzionali o anatomiche al transito delle prime vie digestive

  • alimentazione parenterale quando le sostanze nutritive si somministrano per via endovenosa. Viene utilizzata quando la funzione intestinale è insufficiente oppure quando esistono alterazioni del transito (subocclusione da carcinosi peritoneale).

 

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