Sindrome della scapola alata

Fisioterapia

Trattiamo la sindrome della scapola alata, capiamo cos'è e come la fisioterapia e l'osteopatia possono aiutarti a dimenticarti di lei

Sindrome della scapola alata: di cosa si tratta

La sindrome della scapola alata o discinesia scapolo-omerale comprende un insieme di sintomatologia a carico della regione periscapolare. Tralasciando la causa neurologica da lesione del nervo toracico, possiamo attribuire tale sindrome ad uno squilibrio di tono tra la muscolatura che guida il movimento della scapola e i rotatori della spalla.

Sindrome della scapola alata: cause

Negli ultimi anni in progressivo aumento, si registrano sempre più sintomatologie riferite alla spalla riconducibili a tale sindrome. Probabilmente la gestione delle attività quotidiane che negli ultimi decenni ci ha reso sempre più sedentari e sempre più legati all utilizzo di tecnologie quali PC, TV, smartphone ne ha favorito l’insorgenza. Anche l'emotività con cui affrontiamo la quotidianità ha modificato il nostro assetto posturale a carico della colonna vertebrale, alterando di conseguenza i rapporti di quest'ultima con gli arti.

Una colonna ipercifotica a livello dorsale infatti, modificherà l'inclinazione della griglia costale e di conseguenza il piano di scivolamento scapolare su di essa che non sarà più di circa 30 gradi rispetto ad un piano para frontale, favorendo lo scivolamento della scapola verso l'esterno e l'avanti. In questa situazione il gruppo dei tre grandi: gran dorsale, gran rotondo coadiuvati dal gran pettorale, attireranno la scapola verso di loro e porteranno la testa omerale in intrarotazione. Di contro, serrato e romboidi diventeranno ipotonici e saranno meno efficienti nel trattenere la scapola alla colonna vertebrale.

Nel tentativo di ricentrare la testa omerale all'interno della glena, fasci posteriori del deltoide, fasci superiori del trapezio, attireranno la scapola cranialemente. Piccolo rotondo e infraspinato diventano alleati del gruppo degli intrarotatori, facendo punto fisso sull'omero e avvicinando a loro la scapola, lateralizzandola verso la testa dell'omero stesso.

Sindrome della scapola alata: cosa fare

Sarà importante proporre esercizi di autoallungamento per questi due muscoli da far fare al paziente quotidianamente e riproporli in maniera assistita durante la seduta di fisioterapia.

Mutando l'angolo scapolo-toracico, viene a modificarsi anche l'angolo di inclinazione acromion clavicolare, con l'acromion che tenderà ad avvicinarsi all'inserzione sternale della clavicola e quest'ultima che vedendo ridursi lo spazio a lei messo a disposizione ha due possibilità di adattamento: o si sovrappone all'acromion, oppure, spesso sublussa anteriormente a livello dell'inserzione sternale. Entrambe le articolazioni saranno dolenti e la clavicola ridurrà il suo range di mobilità. Anche la coracoide sarà trazionata caudalmente, mettendo in stress tutte le strutture legamentose  e riducendo il ponte di passaggio del sovraspinoso che risulterà dolente nella sua porzione pericritica.

Non per ultimo, una sofferenza potrà registrarsi a livello della doccia del capo lungo del bicipite che, causa l'eccessiva intrarotazione della testa dell'omero verrà addossata al gran pettorale, riducendo il letto di scorrimento del tendine stesso.

Nel test clinico di osservazione del movimento attivo di flesso estensione della spalla da parte del paziente, noteremo dopo alcune flesso/estensioni come la scapola interessata sarà trascinata verso l'esterno e si allontanerà dalla colonna. Al test clinico da paziente prono con il dorso delle mani poggiate sulle articolazioni sacro iliache, noteremo che il gomito dalla parte della spalla interessata sarà facilmente appoggiato sul lettino e l'area circoscritta dal bordo mediale della scapola e la colonna dorsale sarà più vasta.

Il perdurare nel tempo di tale situazione, prima di ricorrere alle dovute cure necessarie, potrà causare l'infiammazione dei distretti coinvolti con un eccessiva risposta sinoviale delle borse poste tra i piani di scivolamento dell'articolazione scapolo toracica a causa del l'eccessiva frizione di quest ultima, le quali aumenteranno di volume, aumentando il frizionamento. A questo punto è possibile sentire ad ogni movimento della spalla il classico "snap", rumore di sfregamento per cui la sindrome prenderà il nome di snapping shoulder syndrome. Tutto questo quadro biomeccanico alterato può portare nei casi più significativi al presentarsi di una sintomatologia neurologica e vascolare per compressione degli spazi di restrizioni di passaggio di tali strutture a livello dell'emistretto toracico corrispondente.

Situazione opposta, ma allo stesso modo sintomatologica e meno frequente, nel caso del dorso piatto, in cui l'area di basculamento della scapola si riduce e quest'ultima nel tentativo di trovare spazio, trasla posteriormente.

Al test clinico attivo di flesso estensione della spalla, osserveremo il paziente da dietro e noteremo un eccessiva prominenza del bordo mediale della scapola rispetto alla controlaterale. Al test clinico da paziente prono con il dorso della mano poggiato sulle articolazioni sacro iliache, noteremo come il bordo mediale della scapola sia molto prominente, il gomito corrispondente in questo caso sarà più alto, avrà più difficoltà ad appoggiarsi sul piano.

Sindrome della scapola alata: fisioterapia e osteopatia

Il percorso riabilitativo che porterà alla risoluzione della sintomatologia, al ripristino dei normali rapporti articolari tra le componenti ossee, al riequilibrio del tono tra i gruppi muscolari antagonisti coinvolti e il detensionamento legamentoso, passerà attraverso il coinvolgimento del fisioterapista, dell'osteopata e del paziente stesso che sarà coinvolto attivamente nel proprio percorso di recupero.

Come primo obiettivo avremmo quello di recuperare una buona mobilità articolare sia vertebrale che costale per permettere a tutte le componenti strutturali di potersi muovere senza vincoli su tutti i piani dello spazio in cui possono. Dopodiché andremo a inibire il tono della muscolatura ipertonica e proporremo al paziente esercizi attivi isometrici e concentrici per tonificare la muscolatura ipo in modo da ripristinare il giusto equilibrio tonico trofico tra le componenti muscolari. Andremo a detendere le tensioni eccessive legame tose e poi a recuperare i range articolari a partire dalla gleno omerale. Contemporaneamente a questo lavoro di terapia manuale, alterneremo sedute di terapia fisica come laser, diatermia, ultrasuonoterapia per ridurre lo stato infiammatorio e la sintomatologia. Infine insegneremo al paziente degli esercizi di tonificazione e di stretching da poter effettuare a casa quotidianamente, soprattutto nei giorni di non terapia. Il buon esito del percorso riabilitativo non deve apprescindere da nessuna delle fasi sopraindicate.

L’iter riabilitativo avrà mediamente una durata variabile tra le quattro e le dodici settimane con una cadenza di due, tre sedute a settimana.

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