Distorsione della caviglia: cos'è e come si tratta

Fisioterapia

Un trauma frequente e per questo frequentemente sottovalutato che porta a conseguenze non solo locali, ma anche posturali globali

Distorsione della caviglia: di cosa si tratta

La distorsione della caviglia è un trauma piuttosto frequente sia in ambito sportivo che non. I dati ci dicono che di tutti i traumi alla caviglia in ambito sportivo circa il 40% è distorsivo. Nonostante questa elevata prevalenza solo il 50% di questi soggetti viene valutato in ambito sanitario preferendo una gestione casalinga del trauma, rischiando quindi di andare incontro ad una instabilità cronica della caviglia.

La distorsione è un trauma in cui la caviglia si distorce appunto, in modo rapido ed incontrollato, portando la pianta del piede a girarsi in modo innaturale verso l’interno e l’alto. E’ possibile anche una distorsione con il piede che ruota nella direzione opposta rispetto alla precedente, ma questa dinamica del trauma è piuttosto infrequente.

Tre gradi di classificazione

A seconda delle conseguenze, questo trauma viene classificato in 3 gradi di severità:

  • I grado: distorsione lieve

  • II grado: distorsione moderata con interessamento parziale dei legamenti

  • III grado: distorsione grave con lesione legamentosa completa.

Nei casi più gravi può associarsi anche la frattura del malleolo esterno della caviglia.

I sintomi della distorsione

I sintomi tipici della distorsione sono gonfiore, dolore ai movimenti ed al carico, impossibilità parziale o totale a camminare. Le linee guida ci dicono che nelle prime fasi dopo il trauma la strategia migliore da seguire è quella data dall’acronimo PRICE: Protect, Rest, Ice, Compression, Elevatio, ovvero Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione, Elevazione dell’arto. Queste semplici ma importanti accortezze permettono una riduzione del dolore e del gonfiore in tempi brevi e quindi l’inizio della conseguente riabilitazione in modo precoce. Questo ovviamente dopo una valutazione clinica che escluda eventuali traumi maggiori (ad esempio frattura).

La sottovalutazione di questo trauma e quindi uno scorretto, se non del tutto assente, percorso di recupero della mobilità della caviglia e della funzione del piede, e della gamba in generale, possono portare ad una cronicizzazione del problema con distorsioni recidivanti, progressiva instabilità e conseguenti limitazioni nello sport come anche nella vita quotidiana.  

Distorsione: fase di recupero

Dopo aver eseguito tutti gli accertamenti diagnostici necessari ed aver atteso un adeguato lasso di tempo dal trauma, che varia a seconda della gravità, è fondamentale procedere con un progressivo recupero della mobilità e della funzione della caviglia. In questa fase è utile una mobilizzazione manuale di tutte le strutture coinvolte, da parte di un professionista e di un programma di esercizi da eseguire in autonomia da parte del paziente.

Il lavoro manuale aiuterà a ridurre il gonfiore ed il dolore, a migliorare l’articolarità, a riequilibrare con tecniche specifiche le tensioni muscolari e legamentose che si vengono a creare non solo nella regione infortunata, ma anche nelle articolazioni circostanti che indirettamente risentono del trauma e dello squilibrio che ha portato in tutto il corpo.

Gli esercizi, da eseguire con il terapista, ma da portare avanti quotidianamente anche in autonomia, sono fondamentali per poter recuperare la mobilità della caviglia e la forza muscolare persi dopo il trauma. Una fase fondamentale del recupero passa anche dalla rieducazione della propriocezione, cioè quel ‘sesto senso’ che ha il nostro corpo che gli permette di sapere in che posizione si trova ogni parte del nostro corpo anche se non lo vediamo con gli occhi. Questa capacità è quella che deve essere allenata con molta attenzione dato che i legamenti della caviglia sono ricchi di ‘sensori’ della posizione e dopo un trauma non funzionano più nel modo migliore e questo è un fattore di rischio importante di recidiva di distorsione di caviglia.

Alla terapia manuale ed agli esercizi è opportuno, sempre a seconda della gravità, associare l’uso di presidi ortopedici come ad esempio calze elastiche per contenere l’edema o tutori di caviglia per permettere una ripresa precoce del passo e ridurre le conseguenze da ipomobilità.

Per dar maggior stimolo a non sottovalutare i traumi alla caviglia ci tengo a ricordare che i piedi e quindi con essi la caviglia sono l’unica parte del corpo che è costantemente a contatto con il terreno, a parte quando dormiamo, e quindi è come se fossero le fondamenta di una casa o le radici di un albero, se sono buone tutto quello che c’è sopra funzionerà meglio.

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